Il grande Orlando

orlandoOrlando Orlandella era un personaggio conosciutissimo a Terni. Quel suo essere eclettico, quel suo modo di vivere un po’ bohémien non poteva passare inosservato. Ottimo pianista, matematico provetto e talentuosissimo scacchista era il perfetto esempio di genio e sregolatezza. Ancora oggi nel ricordarlo ci raccontiamo gli incredibili aneddoti che solo a lui potevano accadere e che solo lui poteva “ricamare”. Molti di noi sono cresciuti scacchisticamente (e non solo) con lui ed il ricordo è ancora vivo.

Per questo motivo abbiamo intitolato a lui la nostra rinata associazione “Gli Orlandi Furiosi”. Lui, che di carattere mite, furioso lo era alla scacchiera. Un pensiero, su tutti, quello del nostro socio ed amico Umberto Cerasi.

Il fatto è che anche adesso non mi sembra possibile che il caro Orly non ci sia più, che non rivedrò più il suo sorriso sornione dietro un azzardato sacrificio (lui diceva alla Tal dei Tali!), non importa di quale pezzo, che non ascolterò più le sue battute, che non ci saranno altri giorni, altre partite.

Eh sì, perchè io ed Orly di partite ne abbiamo giocate davvero tante (sicuramente più di Kasparov contro Karpov!)

Quando ancora NC iniziai a prendere più seriamente gli scacchi, era il 1984, la prima persona che incrociai entrando al Circolo fu proprio lui, Orly . All’epoca era nel pieno della sua forza scacchistica e già più volte vincitore del Campionato ternano (che poi ha rivinto nel 1988, 1992, 1995 e 1999), oltre che giocatore di spicco a livello regionale (fui diretto testimone della sua bella vittoria nel Magistrale di Città di Castello proprio nel dicembre del 1984).

Mille aneddoti mi affollano la mente, dalle tante trasferte in macchina per il Campionato Italiano a Squadre con gli altrettanti difficili passaggi per recuperare Orly sotto casa, complice mamma Concetta, ai notturni blitz «casalinghi» e naturalmente tanti altri momenti e ricordi condivisi, non legati agli scacchi.

Per restare al nobil gioco, mi ricordo un incontro a squadre (era il 1986 e Orly giocava in seconda scacchiera) tra l’Accademia Ternana e l’INPS di Roma. Si giocava (ahinoi!) alle 09.00 di mattina e giocare la mattina per Orly è sempre stato un grosso handicap. Orly allora giocava contro il forte CM romano Picardi e alla Francese dell’avversario aveva risposto, di principio, con la variante di spinta. Sulle altre scacchiere il gioco era più o meno equilibrato. Ricordo bene lo stupore con cui noi compagni di squadra assistemmo alla sparizione di una Torre netta (quella in a1 per i più esperti) catturata «gratis» dal nero destriero di Picardi. Orly però non aveva fatto una piega, era rimasto chino a pensare continuando la partita tranquillo come se, in effetti, nulla fosse accaduto. Sarà uno dei suoi soliti sacrifici incredibili, ci dicevamo, ma dell’imminente attacco di Orly sulla scacchiera non c’era alcuna traccia. Venti minuti dopo il «fattaccio» con altrettanto stupore Orly alzò lo sguardo ed esclamò ad alta voce “ma che c’ho una Torre di meno?”. Di fronte alla conferma dell’esterrefatto avversario, Orlando abbandonò immediatamente e si andò a prendere un bel caffè.

Oppure quando mi confesso’ di essersi emozionato dovendo giocare contro il GM Sergio Mariotti (se non ricordo male era un incontro a Squadre del Campionato Umbro e giocavamo a Terni) e che per rivedere alcune varianti era pure arrivato in ritardo (Orly perse praticamente senza giocare…).

O ancora quando, sempre in un incontro a squadre del CIS, nonostante fossimo in trasferta in Emilia Romagna e dopo aver macinato un sacco di chilometri in macchina (davvero altri tempi!), Orly opposto ad un noto e venerando Maestro italiano in un finale di Torri per lui stravinto, con stupore di tutti e ovviamente dell’avversario propose «patta?». Avremmo potuto vincere ma con quella patta fini 2 a 2. Nel post-partita Orly mi confidò in disparte «… mi dispiace ma non potevo vincere con lui, ci sarebbe rimasto troppo male!».

Nel bene e nel male questo – e altro – era Orly, una persona buona e speciale, un generoso.

Prendendo in prestito l’aforisma di Oscar Wilde già affibbiato al mitico campione del mondo di scacchi americano, Bobby Fischer, anche Orlando poteva essere definito «genio e sregolatezza».

Lo era in ogni cosa a cui si dedicava: la musica, la matematica, gli scacchi.

Sono d’accordo con l’amico Dario Gennari: Orly avrebbe potuto ambire a titoli formali e certamente più alti di quelli effettivamente raggiunti nello scacchismo nazionale… ma non sarebbe piu’ stato Orly. A lui di questo non importava nulla. Orly non si fermava alla forma esteriore, nè si piegava alla semplice apparenza delle cose ma ne cercava l’essenza ed il piacere, inteso sempre come arte e divertimento.

Quando Egidio Cardinali mi ha chiamato per dirmi che Orly aveva perso la sua ultima e più importante partita (quella con sè stesso) e che il genio si era piegato alla sregolatezza, ho pianto. Abbiamo pianto insieme, al telefono senza riuscire a dire più nulla per dieci minuti.

Perchè a uno come Orly non potevi non volergli bene, d’istinto, subito…

Ci mancherà.

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